Come abbassare il punteggio di gioco

Il design nel golf è soprattutto il modo di pensare come leggere il tee, il fairway, i bunker, i green e tante altre caratteristiche come le illusioni e il vento

Tra tutti gli sport all’aria aperta il golf è senz’altro quello che attrae il maggior numero di giocatori. Il motivo principale è il piacere di trovarsi in un bel contesto. Non esistono altri sport dove si possa giocare circondati dalle meraviglie della natura lungo tutto il percorso, mentre si è concentrati nella rigorosa disciplina di gioco. Solo nei campi da golf di grande livello la mente del golfista si sente libera come il vento ed allo stesso tempo pronta alla sfida. Tra i tanti benefici che alzano il morale del giocatore c’è lo splendore della luce del sole sulle foglie degli alberi e sull’acqua, un incanto della natura. Quelle stesse piante possono offrire anche una lettura di gioco da saper decifrare per vincere nella competizione.

Prima di andare in campo può capitare di avvertire una sensazione interna contrastante, un mix di piacere e  nervosismo. Il libro di Robert Trend Jones Jr., Golf by Design, offre interessanti spunti di riflessione su come contrastare questa fastidiosa sensazione e può essere un utile supporto per vivere il campo con più fiducia, mentre si migliora a ogni colpo.

Vediamo insieme le strategie vincenti di alcune leggende del golf di tutti i tempi che hanno saputo leggere il campo assicurandosi la vittoria. Studiando le parti integranti di ogni singola buca, questi fuoriclasse sono stati capaci di ottimizzare le possibilità di chiudere con uno score vincente. Il primo è stato Ben Hogan che, durante un U.S. Open, è stato visto praticare un draw invece del suo famoso fade. Hogan girava sempre con la piantina del campo in mano e annotava le principali caratteristiche del campo e scriveva tutte le buche dove era possibile giocare il suo famoso colpo, da subito chiamato col suo nome.

Anche Jack Nicklaus ha contribuito a diffondere l’analisi vincente del campo, ma sotto un altro aspetto. Fino agli anni ’60 la maggior parte dei professionisti facevano affidamento sulla loro personale percezione della distanza e sceglievano il bastone con l’aiuto del caddie. Nicklaus cominciò a studiare i percorsi di gioco prima delle gare meticolosamente, prendendo lui stesso le distanze e poi con l’aiuto del suo caddie, Angelo Argea, in modo da avere un vero e proprio libro di annotazioni e misure su come attaccare ogni buca.

Nell’estate del 1984 Seve Ballestreros avanzava verso il green della 18 all’Old Course di St. Andrews. Lo si era visto preoccupato per la scelta del bastone per l’approccio all’ultima buca. Ballestreros sapeva che se il suo approccio fosse arrivato più avanti l’ondulazione nel green avrebbe fatto bogey quasi sicuramente. A quel punto scelse un pitching wedge per non rischiare di superare il green che era delimitato da una recinzione e dai fuori limite. Ballestreros era noto per essere un esperto giocatore quando tirava vento e questa sua valutazione più un putt in buca gli fecero vincere il suo secondo Open Championship.

Prima di leggere il libro di Robert Trend John Jr, Golf by Design, si può provare a rispondere ad alcune domande, è un quiz illuminante grazie al quale si potrà capire se siamo in grado di analizzare una buca.

Prima domanda: “Sapresti dire quali sono le tre illusioni ottiche preferite dai golf designer?”

Seconda domanda: “Cosa mostra il taglio dell’erba lungo il campo?”

Terza domanda: “In che modo i bunker possono risultare alleati del giocatore?”

Quarta domanda: “Qual è il pericolo invisibile in campo?”

In caso di non risposta si può sempre ricorrere alla lettura del libro. Certo è che il design di un campo da golf è molto più di una progettazione.

Maria Grazia Azzaroni